Macchina del tempo: anno Domini 1920, Regno d’Italia in bianco e nero. Sottofondo di foxtrot e chiacchiericcio in dialetto.
Fermate per la strada un passante a caso e parlategli di un paese ipotetico.
Descrivetegli, ad esempio, un posto in cui lo stato si prende metà dello stipendio che il cittadino guadagna e un quarto di tutto ciò che spende. In cui non è possibile avere alcun rapporto economico, neppure occasionale, che non sia mediato e scoraggiato da un qualche regolamento.
Non è possibile allevare animali da cortile in libertà. Non è possibile vivere di caccia, fare la legna, raccogliere funghi nel bosco senza permessi, licenze, patenti varie. In certe aree di questo paese non si può accendere il caminetto.
Qui lo stato può dividere le famiglie perchè non vivono in un appartamento in città e perchè decidono loro, i genitori, come educare i propri figli.
Se si vuole vivere nel bosco si è colpevoli di essere troppo poveri, cioè parassiti antisociali.
Se si compra una seconda casa si è colpevoli di essere troppo ricchi, cioè maledetti evasori.
Il governo non è in grado di mantenere standard di sanità pubblica decenti, eppure obbliga con tutta la sua forza a cure che nessuno ha né richiesto né voluto.
Non è possibile interfacciarsi con lo stato senza avere un cellulare o un sistema di riconoscimento digitale.
Il Paese non riconosce ma combatte attivamente la religione e la cultura cattolica, dichiarandosi laico in barba alla storia millenaria dei suoi abitanti.
Il governo tollera il libertinismo e concede massima libertà in materia sessuale, eppure il paese sprofonda in un inverno demografico senza precedenti.
La politica estera di questo Paese è dettata da sudditanze più ideologiche che pragmatiche.
La politica interna di questo Paese è un bizzarro mix di slogan roboanti su legalità, lavoro, opere pubbliche, e della realtà che li contraddice quotidianamente.
In ogni caso, le decisioni che contano vengono prese ai piani alti, da élite non elette e che spesso nemmeno parlano la vostra lingua.
Intanto il passante vi ascolta. Prima era interessato, ora sembra inorridito. Chiedetegli, secondo lui, che paese gli state descrivendo.
Il passante, l’italiano del secolo scorso, ci penserà un po’ su, poi non avrà dubbi: parlate di una repubblica socialista, un paese della neonata Unione Sovietica! Sicuramente non è un paese occidentale, né una democrazia liberale! Voi descrivete un paese senza libertà, senza religione, senza sovranità!
L’amara ironia della storia sta tutta qui. Siamo giunti, per vie diverse e in tempi diversi, a un risultato virtualmente indistinguibile da quello ottenuto dal comunismo dell’est europa.
Non è un caso: liberalismo e marxismo hanno la stessa radice, sono le due facce della stessa medaglia. Giungono alla stessa meta perchè hanno lo stesso obiettivo, e lo stesso nemico: Dio e la tradizione.








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