Viaggio al Nord, taccuino iperboreo di Karel Čapek

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Capo Nord, cima d’Europa, vetta dei cliché del turismo.

La gente ci organizza le gite in moto perchè altrimenti ci arriverebbe con la stessa facilità con cui fa un weekendino a Barcellona o due settimane a New York.

Turismo è industria, industria è standardizzazione. Qualche variazione di prezzo, colore, look, ma il prodotto – l’esperienza – è sostanzialmente sempre lo stesso.

Il turista oggi può credere di aver risparmiato, di aver fatto un’affare, non importa: al ritorno in tasca gli resterà comunque ben poco.

Una manciata di foto per i social, qualche aneddoto da riciclare attorno a un tagliere, un paio di souvenir da regalare agli amici, plebei della provincia.

Dal gran tour dei nobili in carrozza per le corti europee, al pacchetto low-cost a portata di pezzente.

Eppure nemmeno un secolo fa, uno scrittore poteva partire da Praga alla volta del grande nord, attraversare tre nazioni (oggi le accorperemmo, diremmo ‘la scandinavia’), e tornare in stato di allucinazione con un taccuino pieno di racconti e disegni, credendo di aver visto popoli che appartengono al reame del mito, più che a quello della geografia umana.

E’ anche possibile che questo ceco, Karel Capek, autore di Viaggio al Nord (Iperborea, 2022), ci racconti, a proposito del suo peregrinare, un mondo che oggi non esiste più. D’altronde è il 1938: i confini vogliono ancora dire qualcosa. Le nazioni europee hanno un’identità, una personalità, persino. Non si sono trasformate in brutte copie di un’America sull’altro lato dell’Atlantico.

“Oggi si parla molto di popoli e razze; si dovrebbe almeno vederle. Per quel che mi riguarda, sono andato a dare un’occhiatina alla pura razza germanica e ne ho riportato l’impressione che si tratti di una razza meravigliosa, che ama la libertà e la pace, tiene alla propria dignità, non si lascia dominare facilmente e non ha bisogno che qualcuno la guidi.”

La Danimarca, ad esempio, è terra placida, ricca, tranquilla. Una pianura geograficamente identica allo Schleswig-holstein tedesco – se ci si mette in punta di piedi si può vedere il mare -, e allo stesso tempo totalmente diversa, abitata da tutt’altra razza.

La Svezia (ma in realtà ne esistono due, di svezie) è un reame elfico di boscaioli e contadini gentiluomini, silenziosi e rispettosi.

La Norvegia è la più selvatica delle tre sorelle scandinave: un popolo morigerato, umile, oppresso tra una terra aspra e il mare dei Wyrm. La ricchezza del petrolio non l’ha ancora violentata, non c’è ancora quel welfare perfetto che sostituisce i naturali rapporti tra persone con quelli definiti da uno Stato-bambinaia tanto totalizzante quanto efficiente.

Non ci sono ancora le macchine fotografiche, figuriamoci Instagram e il filtro Clarendon. Ma siamo fortunati, Capek è un disegnatore capace. La sua matita mette su carta tutto ciò che vede: cittadine, fattorie, uomini. Ma soprattutto alberi e boschi. Il tesoro del nord luccica di verde.

E, attenzione, questa non è la solita lode ai parchi pubblici del metrosessuale che scopre che al mondo esistono gli alberi. No, non è la generica ‘natura’ del sempliciotto ambientalista, né l’artificiale coscienza ecologica imposta al buon cittadino.

È una natura particolare, nazionale, xenofoba. È quasi ecologismo di estrema destra. Questi non sono alberi: sono alberi svedesi. Questo verde è il verde del nord, non un codice RGB, riproducibile ovunque. Il laghi grigi parlano il norreno antico. Il sole qui è diverso, l’alba eterna è pallida come il viso di una ragazza lappone.

Quando non si prende l’aereo, quando si viaggia su mezzi scomodi, inadatti, ogni centimetro di viaggio ha un suo valore. Paradossalmente la meta diventa il dettaglio più irrilevante. Capo Nord è facile dimenticarsela tra gli infiniti villaggi, fiordi e porti che Capek vede sulla sua strada.

Si resta colpiti anche da piccoli episodi tutto sommato normali per un viaggiatore ma che oggi passerebbero per stranezze da raccontare tra i risolini.

Per esempio l’estroso predicatore americano, fastidioso compagno di navigazione contrario a qualsiasi norma di laicità, quieto vivere, Equality and Diversity.

O la chiesa di Lund, in Svezia, una cripta romanica che ha dato vita a tante leggende. Capek non specifica altro al lettore. La persona che gliele racconta parla svedese, e lo scrittore non ci capisce un’acca. Bella chiesa, ma la guida locale non parla inglese: 1 stella su Tripadvisor.

Insomma, un taccuino di viaggio scritto (e disegnato) quasi un secolo fa è ancora più autentico del posare il proprio attuale culo su un treno e attraversare un continente di morti viventi per farsi il selfie coi pinguini.

Da leggere assolutamente. Lo si trova a quasi meno di un biglietto Ryanair.



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