sindrome di thanatos

Curare l’uomo dalla sua umanità: la Sindrome di Thanatos

Written by:

La creatura uomo è malata. Roba da codice rosso. Roba strutturale, che penetra l’essere umano fino al cuore. Per salvarlo serve una terapia shock – chemioterapia dell’anima. Un trattamento che, per curare il paziente, lo ammazza. Che per risanarlo lo trasforma in qualcosa di essenzialmente diverso.

Da tempo, ormai, ho notato che nella nostra regione sta succedendo qualcosa di strano.”

Incipit firmato Tom More, di ritorno nella contea immaginaria di Feliciana dopo due anni dietro le sbarre. Lo psicologo, protagonista de “La sindrome di Thanatos” (1987), torna al mondo dei malati, dei suoi pazienti, solo per ritrovarli più che guariti: perfettamente sani.

L’immigrato latinoamericano anticomunista perennemente in guerra col mondo? Amichevole e affabile come un agnellino.

La paziente tormentata da ricordi e sogni della sua infanzia? È tutta acqua passata.

I due sposini litigiosi ai limiti del divorzio? Ora dirigono una casa di ritiri per coppie aperte.

Persino Ellen, la moglie di Tom, è cambiata: è diventata un incredibile asso del Bridge con una memoria fotografica miracolosa.

Tutti sani, tutti migliori e, allo stesso tempo, tutti morti. Dietro all’apparente felicità, c’è qualcosa che non quadra.

Le persone non chiacchierano, non mostrano alcun tipo di interesse per attività creative o artistiche. Sono dotati di una memoria eccezionale ma nozionistica, fine a se stessa, da atlante De Agostini. Sorriso spento, sguardo assente, pensiero critico annullato: non sono sani – è solo cambiata la malattia.

Tom e l’epidemiologa Lucy, sua cugina, uniscono i puntini, tracciano la mappa del morbo, si mettono sulle tracce di una pista misteriosa. La sindrome di Thanatos, il dio della morte, è una malattia artefatta, creata e diffusa da un’equipe di strizzacervelli e scienziati pazzi che sembra aver trovato la soluzione finale al crimine, alla malattia, all’ignoranza. 

Gli esperimenti con gli ioni di sodio permettono di assopire gli elementi più sconvenienti della creatura uomo: imprevedibilità, libero arbitrio, pensiero critico, capacità di astrazione, senso della morale e del pudore. In poche parole, tutto ciò che distingue l’uomo dall’animale.

Tom More – che suona come Thomas More, il martire cattolico che scrisse l’Utopia – viene caldamente invitato a unirsi al team. Questo psicologo freudiano dal volto umano può esserci d’aiuto. Questo scettico del progresso, questo cinico, può essere convinto. Ne abbiamo i numeri, i risultati parlano da soli: a Feliciana il crimine è scomparso, la violenza carnale è un cattivo ricordo, i liceali sono i migliori del Paese. Perchè non unirsi all’esperimento? Cosa c’è di male?

Ma la misteriosa equipe di idealisti, che poco ha capito della natura umana, non è l’unica a voler sfruttare il potere degli ioni di sodio. Tom ha scoperchiato un tombino che porta dritto all’inferno. Scendendo nella profondità dell’abisso l’atmosfera si fa sempre più soffocante, malsana: gli ioni di sodio possono essere usati per far fuori anziani e malati cronici con una dolce morte, e un gruppo di pervertiti che gestisce una scuola elementare ha iniziato a drogare i bambini e a infliggergli sevizie di ogni tipo. La sostanza disinibisce i comportamenti sessuali, distacca l’io dal super-io, trasforma il sesso in atto puramente biologico, animalesco, bestiale.

C’è una canzone di Caparezza che fa così:

“Il bonobo è stato cacciato, sterminato, censurato
Il bonobo è una pericolosa alternativa sociale
Dimostra che in natura esiste l’omosessualità
E che l’uomo è aggressivo perché sessualmente represso
E soprattutto che l’unico vero modo per vivere in pace è giocare mangiare ed accoppiarsi
Alla faccia di religiosi intellettuali e politici benpensanti”

Il pezzo parla di una scimmia, il bonobo, ma è in realtà l’esaltazione dell’ideologia di Freud: l’uomo – animale guidato dai suoi impulsi sessuali – può trovare la sua felicità solo con la liberazione erotica totale, la fine dell’odiata repressione religiosa. 

Sottoposti al trattamento degli ioni di sodio gli uomini regrediscono, involvono fino a diventare quasi indistinguibili dai primati. La sostanza cura l’uomo della sua umanità, uccidendolo e trasformandolo in una scimmia ben addestrata.

Una creatura che non prova dolore, rimorso, vergogna, una creatura funzionale, e per certi versi persino più intelligente.

Una creatura che non dà più problemi alla società, perché non è più umana.

La Sindrome di Thanatos si legge come un thriller e come un libro di filosofia. Walker Percy, scrittore cattolico, amico di Flannery O’Connor, è un Dostoevsky del Dixieland. La trama misteriosa si dipana tra dilemmi morali, dibattiti, episodi scabrosi. C’è persino il tradizionale Jurodivyj, il pazzo in Cristo, santo giullare presente in tutti i romanzi russi: è l’enigmatico padre Smith, mezzo stilita, mezzo matto, che vive da eremita in cima a una torre antincendio.

Il romanzo, che tiene col fiato sospeso fino all’ultima pagina, è un thriller che nasconde un piccolo trattato sulla natura umana e sull’irreversibilità del peccato originale.

Un dito medio piazzato in faccia a idealisti e materialisti.

A chi vorrebbe resettare l’uomo, ammaestrarlo, ridurlo a foglio bianco sul quale scrivere l’utopia, con inchiostro color sangue.



Rispondi

Scopri di più da Claravallensis

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere