Più tradizionale di Halloween, c’è solo l’annuale dibattito su Halloween e il Cattolicesimo.
Quando non puoi combattere il nemico devi fartelo alleato, diceva qualcuno. Ed ecco che anche tra i cattolici si vorrebbe riscoprire una presunta “cattolicità” di questa festa esportata negli Stati Uniti – parrebbe – dai papisti irlandesi, o persino combattuta in area anglosassone dai nemici protestanti.
Questioni di lana caprina. Con una buona dose di ginnastica mentale, pure la corrida può esser vista come tradizione cattolica (d’altronde nello stato pontificio si teneva la “giostra dei tori”), ma se oggi affitto un ippodromo per farmi rincorrere da un toro la gente chiama giustamente la polizia.
Il punto non è tanto la religiosità di una festa che, in ogni caso, per come si è evoluta e per come è attualmente vissuta, oggi non ricorda più nulla di cristiano.
Il punto è che senza mezzo secolo di colonizzazione culturale a stelle e strisce a nessun genitore italiano sano di mente verrebbe oggi in mente di travestire i suoi pargoli da demoni, zombie e streghe.
Ma c’è dell’altro, c’è un pericolo più subdolo. All’alba della rivoluzione, in Unione Sovietica l’onnipotente governo aveva incentivato con ogni mezzo i festeggiamenti del nuovo Capodanno, che era stato spostato a gennaio con l’adozione di un nuovo calendario.
Non certo perchè al Partito interessassero festini e bagordi popolari. L’obiettivo era un altro: eclissare fino all’oblio il Natale cristiano, retaggio di una cultura che agli occhi del nuovo sistema doveva essere annientata. Esperimento riuscito: ancora oggi in Russia la grande festa invernale è il “novy god”.
A questo serve Halloween qui da noi, per questo piace.
Una parte del volgo lo accetta per subalternità culturale a qualsiasi cosa venga dai luccicanti Stati Uniti, certo, ma un’altra lo approva, magari tacitamente, in odio alla vera tradizione, quella cattolica, quella autentica, quella nostra.
Fingere di non vederlo, cercare di riappropriarsi di una presunta paternità passata della festa, non porta da nessuna parte, se non a fare il gioco del nemico.








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