chad aristotle

La Metafisica non serve a niente

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Io sono Tizio, tu sei Caio. Siamo entrambi uomini, vero? Eppure io sono qui e tu sei li. Io sono basso, tu sei alto. Io ho la pelle chiara, tu sei abbronzato. Io ho i capelli scuri, tu sei biondino. Io parlo francese, tu italiano.

Abbiamo decine, centinaia, forse infinite differenze. Allora, se virtualmente non abbiamo nulla in comune, come possiamo dire di essere entrambi uomini?

Possiamo dirlo solo se andiamo oltre la fisica, se usiamo una categoria metafisica. Perchè in realtà qualcosa in comune ce l’abbiamo: è la natura umana. Questa “cosa” esiste, è presente, reale, eppure non si tocca, né si vede. Nessuno l’ha mai provata empiricamente.

Nessuno l’ha mai estratta, come fosse un elemento chimico. Eppure esiste ed è fondamentale, e se la si nega si torna al punto di partenza: come possiamo dire che due persone fondamentalmente diverse – io e tu – sono in un certo senso la stessa cosa?

Il paradosso – per un materialista – è che gli elementi visibili e sensibili che ci differenziano sono meno essenziali della sostanza, invisibile, che ci accomuna. E lo si spiega ancora con un altra categoria metafisica: gli accidenti.

Una cosa ha in sé degli elementi che possono variare senza modificare l’essenza, la natura della cosa stessa. Io posso tagliarmi i capelli, posso mettere gli occhiali, posso amputarmi un braccio senza per questo diventare meno uomo. 

Vediamo un altro esempio. Un bicchiere di plastica e un calice di cristallo sono entrambi bicchieri, sebbene non condividono né l’aspetto né la materia. Perchè l’essenza del bicchiere, la sua natura, è metafisica: è un contenitore che si usa per bere. È questo che “fa” il bicchiere.

Per spiegare la realtà fisica del bicchiere, come di qualsiasi altra cosa, ci serve accettare l’esistenza di questa sostanza metafisica, questo contenitore che si usa per bere e privo di accidenti (di cosa è fatto? che forma ha?), che nessuno ha mai né visto né toccato.

Banalità? Ovvietà? Certo: è proprio per questo che la metafisica non serve a niente. Perchè è talmente essenziale che, semplicemente, la si da per scontata. La si considera un prerequisito già appreso per discutere, per studiare, per pensare qualsiasi cosa che ci circonda.

Come la matematica. È facile dire che non serve a niente, dopo averla imparata. In realtà la si usa così tanto, e in ogni circostanza, che diventa inscindibile dal nostro stesso pensiero. Eppure bastano pochi anni di scuola elementare per impararne le basi essenziali.

Per la metafisica vale lo stesso discorso: è bastato impararla da bambini. I nostri genitori ci dicevano “questa è la nonna… questo è un cucchiaio… questo è un gattino“.

Senza saperlo, papà e mamma ci stavano facendo il nostro primo corso di introduzione alla metafisica. Una scienza così esatta e così utile, che l’avremmo poi esercitata in tutta la nostra vita.



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