La Giornata di un Opricnik: la (non) distopia di Sorokin

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La Giornata di un Opricnik di Sorokin è un viaggio allucinante nella neoRussia del futuro

Più che una distopia, sembra un esercizio di fantasia ultraconservatrice. Un sogno erotico reazionario ai limiti della decenza, visti i tempi.

Nel 2027 un Dio-Imperatore e la sua polizia politica, la Opričnina, controllano la Russia col pugno di ferro.

Il grande Paese-continente è isolato. A Occidente un muro separa e protegge la Santa Madre Russia dai degenerati europei, eterni nemici affamati delle sue riserve di gas e risorse naturali.

A Oriente la Cina è ormai la fabbrica del mondo, e rifornisce Mosca di tutti i beni tecnologici che la patria non produce da sé. 

Il pezzo di globo che va dal Baltico allo stretto di Bering, è governato da una sorta di teocrazia cristiana cesaropapista che vede al suo vertice “il Sovrano”, un monarca, forse un mistico, la personificazione dello Stato russo.

Il nuovo ordine – a metà tra il vecchio zarismo ottocentesco e l’Imperium galattico di Warhammer 40k – è nato dal sangue di una ribellione mancata, un incubo che stava per diventare realtà: la congiura dei ministri traditori avrebbe frantumato l’unità nazionale, ceduto le ricchezze e le immense risorse naturali ai rapaci stranieri e annientato la sovranità russa. Ma il complotto è fallito, e ora il Paese è più unito, potente e sicuro che mai.

Questo, almeno, è quello che ci racconta il nostro Opričnik, Andrei Komiaga, che in una lunga giornata di lavoro accompagna il lettore alla scoperta del suo grande Paese.

C’è il patriottismo, c’è il cinismo verso i non-valori dell’Occidente, c’è la superstizione popolare, ci sono le contraddizioni di un cristianesimo ortodosso che permea ogni fibra della nuova monarchia. C’è tutto ciò che, in un modo o nell’altro, è sempre presente in ogni buon libro russo.

Eppure in tutto questo chi scrive non vede la distopia. Non c’è la critica politica, non si mette in guardia il lettore verso qualche problema sociale. Quello di Sorokin è piuttosto un bizzarro ritorno alla Santa Madre Russia di Ivan il terribile, dei romanzi di Dostoevskij, dell’Impero zarista, della lotta all’invasore occidentale teutonico-napoleonico-nazista-atlantista.

È piuttosto l’estremizzazione, a tratti grottesca, a tratti divertente, dell’eterno spirito russo nell’immediato futuro, raccontata attraverso le parole di un agente del potere.

No, ‘distopia’, non può essere il termine adatto.

Fuori luogo tutte le interpretazioni politiche e a senso unico – come pure la citazione da disco rotto di Kasparov, riportata dall’editore Atmosphere Libri: “Chi vuole saperne di più sulla Russia e quello che potrebbe essere il risultato di Putin dovrebbe leggere il libro“.

YAWN

Non lasciamoci rovinare il libro da liberali dal cuore tenero e scacchisti venduti all’occidente. Meglio, per meno di 200 pagine, lasciarci la terra del tramonto alle spalle.



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