L’ultimo dei Bezuchov, l’idiota savonese

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La malattia è talento, il limite è la chiave per accedere all’infinito. Angeli e demoni, mujik e dissipatori, jurodivye e superuomini. Febbre, allucinazioni, palazzi grigi, mare grigio.

Poi arriva il vento, maestrale, e spazza via la nebbia: le figure si delineano. Non siamo sul baltico, ma sul mediterraneo. Non San Pietroburgo, ma Savona. 

I caratteri non sono cirillici e la penna non è quella di qualche gigante russo, ma dello scrittore indipendente ligure Marco Freccero.

Il romanzo L’Ultimo dei Bezuchov racconta del provvidenziale incontro di due anime, due rette parallele che puntano più o meno consapevolmente verso la stessa direzione, lo stesso Dio. 

Da un lato lo zelante seminarista, Maurizio Barberis, incarnazione di una fede tanto sincera quanto schematica, logica, da perfetto gesuita. Ha venduto tutto, ha abbandonato moglie e campo, segue Cristo, certo, ma vuol aver ben chiaro dove mette i piedi. 

Dall’altro, Carlo Alberto Bezuchov, bizzarro giovane che gli si para davanti, ostinato e misterioso come l’incognita di un’equazione insolvibile. Indegno ereditiero di origine russa, ultima speranza di una dinastia d’acciaio, eterno bambino, ha un solo talento: la sua malattia. 

Alberto è fuggito dalla casa di cura svizzera alla quale i genitori l’avevano da tempo affidato. Cartella clinica del classico idiota: parla da solo, dice di vedere qualcuno, ma soprattutto, è irrimediabilmente, imperdonabilmente, inadatto al mondo.

Alberto non mostra nemmeno l’ombra della tempra dei Bezuchov, ricchi e operosi da generazioni, principi russi di Savona e di questo mondo. E ora che l’imponente signor Bezuchov, si trova steso sul letto di morte, il giovane rampollo fa ritorno alla casa paterna.

Le due anime si incontrano su un treno per Savona, città in cui si frequenteranno per poche settimane. Un incontro fortuito che permetterà a Maurizio di sbirciare nel piccolo mondo della famiglia Bezuchov, ormai decaduta, giusto il tempo di restarne affascinato e, letteralmente, allucinato.

Perchè la malattia del misterioso Carlo Alberto è in realtà il suo più grande potere, il suo vero talento. Le apparizioni del giovane Bezuchov sembrano essere reali. Il veggente, il malato, si rintana per ore in chiesa, ignora il mondo, poi compra un paio di scarpe e, zaino in spalla, si mette in cammino fino a far perdere le sue tracce. 

Ma il tarlo continua a scavare, a rodere la memoria di Maurizio. L’enigma Bezuchov tormenta il seminarista ormai ordinato parroco fino alla decisione, irragionevole quanto razionale: ritrovare Alberto per risolvere il mistero, seguendo una bizzarra pista di lettere, biglietti, testimoni increduli, una traccia che conduce fino alla fine dell’Europa. 

Sarà qui, sotto un cielo di piombo, che come tutti i talenti la malattia porterà frutto.


La “Italian Chapel”, costruita dai prigioneri di guerra italiani nelle isole Orcadi.



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